Alluce valgo: quando e come si opera

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L’alluce valgo non è solo un problema di natura estetica, ma una vera e propria patologia che interessa buona parte della popolazione adulta soprattutto femminile. Può colpire chiunque e provocare seri problemi che vanno dal dolore intenso alla difficoltà di deambulazione. Ma è possibile prevenirne lo sviluppo? E quando è consigliato l’intervento chirurgico? Ne abbiamo parlato con il dott. Michele Risi specialista in  Ortopedia e Traumatologia, ed esperto di chirurgia del piede e della caviglia.
 
Dott. Risi, che cos’è l’alluce valgo?
L’alluce valgo è una deformazione a carico dell’articolazione metatarso-falange del piede, caratterizzata dalla deviazione dell’alluce verso le altre dita. E’ di solito associata ad una protuberanza ossea, talora accompagnata da un arrossamento della cute (borsite) dovuta alla prominenza  della testa del primo metatarso (la cosiddetta “cipolla”).

Chi ne soffre maggiormente?
Senza dubbio la popolazione di sesso femminile, con un rapporto di 15:1 rispetto ai maschi. In Italia circa il 40% delle donne è affetto da alluce valgo. Può insorgere a qualsiasi età, ma la fascia più colpita è quella compresa tra i 40 e i 60 anni. Esistono anche forme giovanili, che si manifestano attorno ai 20-25 anni di età, può essere presente anche nell’anziano, spesso in concomitanza con patologie degenerative come l’artrosi.

Quali sono le cause?

I dati suggeriscono che l’alluce valgo ha indiscutibilmente una base familiare (riscontro frequente della patologia in consanguinei). Tuttavia la vera causa dell’alluce valgo è tuttora sconosciuta. Possiamo parlare di  fattori predisponenti non meglio precisati (trasmessi geneticamente) e fattori, per così dire, scatenanti come l’utilizzo per molto tempo di calzature inadeguate.

Come si manifesta questa patologia?
Con dolore al primo dito provocato dallo sfregamento della testa del primo metatarso con la calzatura. Possibile arrossamento cutaneo (borsite) e ipercheratosi (calli). Talvolta è  accompagnato da metatarsalgie, cioè dolori alla pianta del piede alla base delle dita. In alcuni casi se associato ad altre patologie del retropiede (piede piatto o cavo), ci può essere dolore anche al tallone e alla caviglia. Oltre al dolore e al disturbo estetico, possono coesistere anche squilibri biomeccanici. Il cattivo appoggio del piede infatti può portare a vere e proprie alterazioni posturali con il coinvolgimento delle articolazioni sovrastanti (caviglia, ginocchio, anca e colonna vertebrale).

 E’ possibile parlare di prevenzione dell’alluce valgo?
L’alluce valgo, purtroppo, non si può prevenire. E’ possibile eseguire una diagnosi precoce attraverso una visita specialistica con le radiografie. Nelle forme iniziali per evitare ulteriori disagi vengono prese in considerazione le cosiddette cure conservative – ovvero uso di scarpe comode a pianta larga e tacco basso, tutori o divaricatori delle dita, plantari, farmaci antidolorifici – utili anche per la prevenzione, soprattutto nelle metatarsalgie e in presenza di piede piatto.

Quali sono le indagini diagnostiche da effettuare?

Innanzi tutto la visita specialistica, in cui il medico valuta le condizioni del paziente in piedi e mentre cammina. In questa fase, il medico osserva le modalità di appoggio dell’avampiede e del retropiede. Le radiografie devono essere eseguite mentre il paziente è in piedi, per consentire una valutazione sotto carico della patologia. Ulteriori indagini strumentali quali  ecografia, Risonanza Magnetica, o la TAC possono essere richieste dallo specialista solo in casi particolari.

Quando è consigliato l’intervento chirurgico?
Solo quando le misure conservative non sono in grado di eliminare il dolore.

Quale tipo di intervento viene effettuato?
Da molti anni tratto l’alluce valgo e le patologie associate dell’avampiede (dita a martello, metatarsalgie) con la tecnica percutanea mini invasiva PBS. È una metodica chirurgica che consente la correzione dell’alluce valgo e delle altre deformità delle dita del piede con l’utilizzo di piccole frese motorizzate, introdotte attraverso mini incisioni cutanee (di 2-3 millimetri). Non vengono inseriti nell’osso viti o dispositivi metallici; si riduce in tal modo al minimo l’invasività del gesto chirurgico e il tempo di guarigione. Il paziente è in grado di camminare subito con una scarpa ortopedica senza le stampelle.

Fig. 1                                                       Fig. 2

Donna di 77 anni, alluce valgo, 2° dito a martello e metatarsalgia: prima (Fig. 1) e dopo 3 mesi dall’intervento (Fig. 2)  

 

 

Fig. 3                                                       Fig. 4

Donna di 53 anni, alluce valgo: prima (Fig. 3) e dopo 3 mesi dall’intervento (Fig. 4)                                                                                                                                                                                                                                                                                         

Qual è il decorso post operatorio?

Il paziente è in grado di camminare subito con una scarpa ortopedica senza le stampelle.
Dopo circa 20 giorni dall’intervento, si rinnova il bendaggio  e si fa indossare apposito calzino e una scarpa da ginnastica. Dopo circa tre mesi dall’operazione il paziente può riprendere anche la corsa.