IL PIEDE PIATTO DEL BAMBINO: quando occorre l’intervento chirurgico

LA CHIRURGIA MINI INVASIVA DELL’ALLUCE VALGO: intervista al Dr. Michele Risi
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Per imparare a camminare, i bambini hanno bisogno di una superficie d’appoggio ampia. Per questo motivo, alla nascita hanno i piedi piatti. Con la crescita, però, questa necessità viene meno, così a poco a poco le estremità inferiori assumono la loro normale conformazione. Tuttavia, a volte ciò può non verificarsi. Per correggere questo difetto non è sempre indispensabile entrare in sala operatoria. In ogni caso, l’intervento chirurgico è semplice e garantisce ottimi risultati.

Un arco “schiacciato”

Sul bordo interno, il piede ha una zona rialzata, che non sta a contatto diretto con il suolo, detta “volta plantare mediale”. È grazie alla sua forma ad arco che è possibile una corretta distribuzione del peso del corpo sulle estremità inferiori. «In presenza di piede piatto, la volta plantare mediale non ha la classica forma arcuata, ma è appiattita» spiega il dottor Michele Risi, specialista in Ortopedia e Traumatologia e Chirurgia del piede e caviglia della Casa di Cura Villalba di Bologna.

È raro che diano “segni” di sé

Nella maggior parte dei casi, i piedi piatti non comportano alcun sintomo. Talvolta, un appoggio scorretto a terra della pianta, che provoca una distribuzione del peso del corpo non equilibrata, può far affaticare più velocemente e far avvertire un senso di pesantezza alle gambe, specialmente durante lo svolgimento di un’attività sportiva. Altre volte, l’appoggio non corretto dei piedi a terra può determinare dolore a carico dei piedi, delle caviglie e delle ginocchia”.

Può accompagnarsi ad altri problemi

Molto spesso, la sindrome pronatoria (espressione scientifica con cui sono chiamati i “piedi piatti”) è associata al valgismo del retro piede. Questo problema, che è noto anche con il nome di “piede piatto valgo”, si manifesta con la rotazione del calcagno verso l’esterno. Generalmente, tale disturbo interessa sia il piede destro che il sinistro. Tuttavia, qualche volta può manifestarsi soltanto in uno dei due piedi.

Dai 12 anni non cambiano più forma

È assolutamente normale che fino a 3 o 4 anni i bambini abbiano i piedi piatti. In tali casi, infatti, si è soliti parlare di piede piatto fisiologico. Da questa età in avanti in genere si verifica una progressiva correzione del difetto, con le estremità inferiori che tra gli 8 e i 12 anni assumono la propria conformazione definitiva. È dunque soltanto a questa età che l’ortopedico è in grado di capire se i piedi rimarranno piatti anche al termine dello sviluppo. Alla luce del quadro che ha davanti, lo specialista suggerisce se e come intervenire per correggere il difetto.

Dall’ortopedico entro i 5 anni

Siccome sono fisiologici, non ci si deve preoccupare se un bambino piccolo ha i piedi piatti: una maggiore superficie d’appoggio gli è infatti utile per camminare con più sicurezza. Ad ogni modo, è importante far controllare il bambino dal medico specialista ortopedico intorno ai 4-5 anni. Nel corso della visita, lo specialista si accerta che il bimbo appoggi correttamente i piedi mentre cammina, sincerandosi che la sindrome pronatoria non dipenda da altri problemi.

Si “studiano” anche le scarpe

Durante la visita ortopedica, lo specialista domanda al piccolo se avverte dolore ai piedi ed, eventualmente, in quali occasioni. In seguito, osserva il bambino camminare sia scalzo sia con le scarpe, di cui valuta anche l’usura per farsi un’idea di come avviene l’ appoggio dei piedi. Qualora l’ortopedico lo ritenga utile, si può eseguire anche una radiografia di entrambe le estremità inferiori, con il bimbo in posizione eretta. Soltanto in casi particolari, infine, sono richiesti altri approfondimenti.

I plantari aiutano, ma…

Se nel corso della visita ortopedica è diagnosticata la sindrome pronatoria associata al piede piatto valgo, in genere la soluzione migliore è rappresentata dall’uso di apposite calzature dotate di un inserto plantare (una particolare soletta) standard. Per i bambini in cui il problema è più marcato, invece, è opportuno il ricorso a plantari appositamente realizzati in base all’impronta delle estremità inferiori. «Anche se riducono l’intensità del disturbo, i plantari non influiscono sullo sviluppo dell’arco del piede» osserva il dottor Risi.

Dal chirurgo (se serve) dopo gli 8 anni

L’unica via per modificare lo sviluppo della pianta del piede è rappresentata dall’intervento chirurgico. L’età più indicata per sottoporsi all’operazione è tra gli 8 e i 12 anni, anche se in qualche caso lo si può fare fino ai 14 anni. Più ci si avvicina alla fine dello sviluppo, meno sono le possibilità di correggere perfettamente il difetto. «In presenza di sindrome pronatoria, l’intervento non è consigliato sempre, ma soltanto quando sono presenti disturbi al piede  tali da impedire al bambino di camminare correttamente, nonché di svolgere una qualsiasi attività sportiva» sottolinea l’esperto.

15 minuti in sala operatoria

Artrorisi dell’articolazione sotto astragalica con vite endosenotarsica. È questo il nome dell’intervento chirurgico che si esegue per correggere i piedi piatti. Consiste nell’inserimento di una piccola vite, del diametro di circa un centimetro, all’interno del piede attraverso una piccola incisione, anch’essa di circa un centimetro. Nel complesso questa operazione, che è abbastanza semplice e viene eseguita in day hospital (senza necessità di pernottamento in Clinica), richiede più o meno quindici minuti. Viene praticata in anestesia locale supportata da una sedazione farmacologica. Nello stesso intervento si possono inserire le viti in entrambi i piedi.

L’arco plantare risale

Dopo che il chirurgo l’ha posizionata nella giusta sede, la vite inizia a svolgere la propria funzione, che consiste nel correggere il piede piatto valgo. Favorendo la risalita dell’arco plantare, infatti, si oppone alla pronazione del calcagno verso l’esterno. «In un primo momento, la correzione è puramente meccanica. A poco a poco, però, lo stimolo meccanico innescato dalla vite fa sì che i muscoli del piede lavorino in modo tale da rimodulare la normale  forma e funzione del piede» afferma il dottor Risi.

Viti per tutta… la vita?

Una volta posizionate, le viti non provocano alcun problema, quindi non vengono rimosse. Soltanto in casi molto rari può accadere che il bambino avverta fastidio al piede quando svolge attività sportiva o, più semplicemente, quando corre. In tali circostanze, è possibile rimuovere le viti con un semplice intervento chirurgico. L’importante, però, è che siano passati almeno due anni dall’inserimento. Trascorso questo tempo, infatti, la rimozione delle viti non pregiudica la correzione dei piedi piatti.

Per quanto tempo il bambino deve rimanere a  riposo?

Dopo l’operazione, per una settimana il bambino deve rimanere a riposo; può essere utile usare tutori o eseguire un bendaggio adesivo ai piedi. Trascorso questo periodo, si può iniziare a camminare a piccoli passi.Dopo un’altra settimana, si possono togliere i tutori o il bendaggio, calzando scarpe da ginnastica Per tornare a svolgere sport in acqua, l’attesa è breve: solo quindici giorni. Bisogna aspettarne invece circa il triplo prima di tornare a correre. Infine, si devono evitare gli sport che prevedono il contatto fisico per quattro mesi.

Servizio di Roberto De Filippis con la consulenza del dottor Michele Risi, specialista in Ortopedia e Traumatologia e Chirurgia del piede e caviglia presso la Casa di Cura Villalba di Bologna.